Stop Agrexco Italia - Coalizione italiana contro l'Agrexco

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No alle bollicine di Sodastream

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L'acqua è limpida… gli affari di Sodastream, NO!

stopsodaSodastream, ditta israeliana che produce gasatori per l'acqua di rubinetto, spacciati per prodotti "eco-chic", nasconde una brutta verità: il suo principale impianto di produzione si trova in un insediamento israeliano costruito illegalmente nei Territori palestinesi occupati.

Diciamo ai rivenditori e ai promotori dei prodotti Sodastream che non li vogliamo in Italia!  

Le organizzazioni, associazioni, comitati e collettivi possono inviare adesioni a: stopsodastream@gmail.com
Scarica la lettera in formato PDF per portarla al tuo rivenditore

Aggiungi la tua firma - No alle bollicine di Sodastream

Spett.le Rivenditore/Promotore,

vi scriviamo per informarvi, in quanto rivenditori/promotori dei prodotti Sodastream, che questa ditta opera in palese violazione del diritto internazionale. Infatti, come si evince anche dal suo rapporto annuale, la principale fabbrica della Sodastream si trova a Mishor Adumim, zona industriale di Ma'aleh Adumim, un insediamento israeliano costruito illegalmente nei territori Palestinesi occupati.[1]

Per questo motivo, nel luglio del 2011 COOP Svezia, che detiene una quota di mercato pari al 21,5% dei supermercati svedesi, ha annunciato la sospensione della vendita dei prodotti Sodastream.[2]

Vi chiediamo, pertanto, di seguire l'esempio della COOP Svezia e di cessare la vendita/promozione dei prodotti Sodastream, motivando la nostra richiesta come segue:

a) Gli insediamenti israeliani nei territori Palestinesi occupati sono illegali secondo il Diritto Internazionale. I prodotti degli insediamenti sono pertanto il risultato di una violazione del diritto internazionale e di un abuso delle risorse naturali di un popolo sotto occupazione, anche questo un crimine secondo la IV Convenzione di Ginevra.[3]

b) A sancire l'illegalità degli insediamenti, una sentenza del 2010 della Corte di Giustizia della Comunità Europea ha dichiarato i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani non ammissibili per le tariffe doganali preferenziali previste dall'accordo UE-Israele.[4] È stata proprio la Sodastream al centro di questa sentenza per aver omesso il luogo esatto di provenienza sui propri prodotti.

c) La Sodastream finanzia direttamente l'insediamento di Ma'aleh Adumim attraverso le tasse comunali che vengono utilizzate esclusivamente per sostenere la crescita e lo sviluppo dell'insediamento.[5]

d) Nonostante Sodastream pubblicizzi i suoi prodotti come “eco-ambientali”, le tasse comunali pagate a Ma'aleh Adumim finanziano la gestione della discarica israeliana di Abu Dis, anche essa costruita illegalmente in Cisgiordania, in cui vengono scaricate 1100 tonnellate di rifiuti al giorno provenienti da Gerusalemme e dagli insediamenti israeliani circostanti.[6] Il Ministero dell'Ambiente israeliano ha affermato che la discarica, ubicata sopra la Mountain Aquifer, la principale fonte d'acqua in Cisgiordania, sta “inquinando corsi d'acqua e terre nelle vicinanze”.[7]

e) L'organizzazione israeliana per i diritti dei lavoratori Kav LaOved ha documentato casi in cui i lavoratori palestinesi della fabbrica Sodastream di Mishor Adumim, con poche alternative oltre a quella di lavorare negli insediamenti, erano pagati meno della metà del salario minimo, lavoravano in condizioni terribili e venivano licenziati se protestavano. Inoltre, i lavoratori palestinesi vivono sotto occupazione e quindi non godono dei diritti civili, e dipendono dai loro datori di lavoro per i permessi di lavoro.[8]

La Sodastream ha dimostrato di avere poco o nessun riguardo per il Diritto Internazionale e per i diritti umani, mentre fa di tutto per presentarsi come un'impresa socialmente responsabile che tutela l'ambiente. Invece si rende complice e trae profitti dalla sistematica violazione che il governo israeliano fa del Diritto Internazionale e dei diritti umani basilari del popolo palestinese: crimini quali la confisca illegale delle terre e delle risorse palestinesi e la costruzione del Muro di segregazione, condannata dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2004.[9]

Poiché pensiamo che la vendita dei prodotti Sodastream avvenga da parte vostra in buona fede,  riteniamo che non vorrete in alcun modo facilitare la violazione dei diritti umani: pertanto con questa lettera, vi chiediamo di porre termine alla commercializzazione dei prodotti della Sodastream.

Attendiamo un vostro gentile riscontro.

Prime firme:
Stop Agrexco Roma
Amici della Mezzauna Rossa Palestinese
Un Ponte per...
Comitato per la Campagna di Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni contro Israele (Campania)
Women's International League for Peace and Freedom – Italia
Associazione per la Pace
Luisa Morgantini - già Vice Presidente del Parlamento Europeo
Lo Sguardo di Handala – Onlus
Statunitensi per la pace e la giustizia – Roma
Comitato varesino per la Palestina
UMVA : Unione dei musulmani varesini
Musvarè : Associazione dei musulmani italiani varesini
Omar al Faruk : Centro culturale islamico varesino
Comitato "Con la Palestina nel cuore" (Roma)
Forum Palestina
BDS Milano
Donne in Nero - Roma
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
BDS Pisa
Gruppo per la Palestina - Pisa
Pax Christi Italia
Istituto di Ricerca per la Pace (Italy) – Rete Corpi Civili di Pace
Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus di Firenze
Associazione per la pace della provincia di Pordenone
Coordinamento Campagna BDS Bologna
Khalil Shaheen, Director, Economic and Social Rights Unit, Palestinian Center for Human Rights – Gaza
International Solidarity Movement - Gaza
Omaggio a Vik per la Palestina

[1] Sodastream International Ltd. Annual Report for the Fiscal Year Ended December 31, 2010
[2] Coop stops purchases of Soda Stream , 19.07.2011
[3] IV Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra, Titolo III Statuto e trattamento delle persone protette, Sezione III Territori occupati, art. 49 , 12.08.1949
[4] Corte di giustizia dell'Unione europea, Comunicato stampa n. 14/10, Prodotti originari della Cisgiordania non possono beneficiare del Regime doganale preferenziale istituito dall'accordo CE-Israele , 25.02.2010
[5] SodaStream: A Case Study for Corporate Activity in Illegal Israeli Settlements , Coalition of Women for Peace – Israel, gennaio 2011
[6] Adumim Industrial Park
[7] Jerusalem refuses to stop using Abu Dis landfill , 14.06.2011
[8] Palestinian Workers at the SodaStream Factory , SodaStream: A Case Study for Corporate Activity in Illegal Israeli Settlements, Coalition of Women for Peace – Israel, gennaio 2011
[9] Legal Consequences of the Construction of a Wall in the Occupied Palestinian Territory; Advisory Opinion of the International court of Justice. 09.07.2004

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Seguono firme:

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2.Amélie Tapella ()
3.Adele CastellanoCollegno (TO)
4.Festini AlessandraTrieste (Ts)
5.Maura Bulgheroni ()
6.Marco Colombo ()
7.FATBARDH LAMESTUDENTEdueville (VI)
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9.GIOVANNI ORRU'STUDENTEDECIMOMANNU (CA)
10.daniela peddio ()
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92.Luca CaviglioImpiegatoGenova (GE)
93.donatella giuliarivicenza (vi)
94.Enrica Paccoiassociazione YakaarRoma (RM)
95.maria less (tn)
96.Agnese PortioliROMA ()
97.Andrea TrentiniComitato Ass Pace Diritt Umani di RoveretoRovereto (TN)
98.Andrea MaggiRete romana di Solidarietà con la PalestinaRoma (Rm)
99.anna lucia quadripensionatavicenza (vi)
100.giovanni pibiriartigiano trasportimantova (mn)
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La COOP non ci ascolta. Diciamoglielo più forte!

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megafonoCoop Italia ha deciso di chiudere il confronto con Stop Agrexco e ha confermato la sua scelta di continuare a commercializzare i prodotti Agrexco, inclusi quelli prodotti dalle colonie israeliane.

Invia un messaggio di protesta alla Coop! Ribadisci il tuo no alla commercializzazione dei prodotti di un'economia di guerra! La costruzione della pace inizia dalle scelte individuali e quotidiane!

Cara COOP: No al sostegno della colonizzazione dei territori palestinesi

A: Coop Italia
cc: Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori

Cara Coop,

desidero esprimere tutto il mio rammarico per la vostra decisione di continuare a commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati e di mantenere i rapporti con quelle aziende che traggono profitti dal regime di occupazione illegale, tra cui l'Agrexco.

Ritengo che tale decisione sia grave sul piano morale perché ignora la legalità internazionale e i diritti del popolo palestinese (tra cui: IV Convenzione di Ginevra e Statuto della Corte Penale Internazionale); oltre ad essere in contraddizione con lo stesso codice etico della Coop e con la tutela dei diritti dei consumatori.

Invece di fare prevalere una scelta di legalità, giustizia e solidarietà, che avrebbe fatto onore ai suoi principi e alla sua storia e l'avrebbe differenziata dalle altre aziende della grande distribuzione, Coop ha deciso di ignorare l'appello “No ai prodotti illegali nella mia Coop” firmato da circa 4.000 dei propri soci e consumatori e di respingere le richieste provenienti da settori importanti della società civile palestinese, incluse le organizzazioni degli agricoltori, e dal Ministero dell'Agricoltura dell'ANP.

A livello internazionale cresce la condanna verso le imprese che traggono profitto dall'occupazione illegale e contribuiscono a rafforzare la colonizzazione. Ad esempio nel suo recente rapporto sui territori Palestinesi occupati, l'organizzazione internazionale Human Rights Watch ha per la prima volta indirizzato le raccomandazioni non solo al governo israeliano e alla comunità internazionale, ma anche alle aziende, criticando il loro comportamento, portando l'esempio proprio dell'Agrexco. (http://www.hrw.org/en/reports/2010/12/19/separate-and-unequal-0)

Un altro importante segnale viene da un rapporto dei rappresentanti diplomatici dei 25 paesi della UE a Gerusalemme e Ramallah, nel quale si invita a non sostenere le attività di colonizzazione, anche prevenendo l'utilizzo di servizi e prodotti delle imprese israeliane operanti nelle colonie di Gerusalemme Est.

È evidente che la scelta della COOP va in direzione opposta a quanto si sta delineando a livello europeo e internazionale. Pertanto, auspico che COOP cambi la sua decisione, in coerenza con il proprio codice etico, con il diritto internazionale e con le linee guida internazionali che affermano le responsabilità delle imprese nel rispetto dei diritti umani.

Ribadisco la richiesta a Coop di non servirsi di fornitori che con la loro attività contribuiscono a consolidare il processo di colonizzazione dei territori palestinesi e a mantenere l'oppressione della loro popolazione, individuando fornitori alternativi e sostenendo possibilmente i produttori e gli esportatori palestinesi.

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Firma la petizione - NO ai prodotti illegali nella mia COOP

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NO ai prodotti illegali nella mia COOP

NO ai prodotti illegali nella mia COOP

Cara COOP Italia,

apprendiamo con forte rammarico che, dopo l’annuncio della sospensione della vendita dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei vostri supermercati, decisione apprezzata sia per il rispetto del diritto internazionale sia per la tutela di noi consumatori, ora COOP Italia intende continuare la commercializzazione di questi prodotti, anche se con un'etichettura "differenziata".

A prescindere da come vengono etichettate, non può essere considerato legittimo commercializzare merci prodotte in un regime di occupazione militare. Infatti, le colonie israeliane sono state definite illegali nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (446, 452, 465, 471 e 476) e dalla Corte Internazionale di Giustizia, definizione riconosciuta da tutte le istituzioni europee. Ogni compratore, ogni cittadino che conosce queste illegalità e le subisce passivamente, se ne rende complice; ma maggiore è la responsabilità della struttura che contribuisce a diffondere quel prodotto dall'origine illegale e ne ricava guadagno.

Pertanto ribadiamo la nostra richiesta a COOP Italia di non commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie e di interrompere rapporti con quelle aziende che traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi. Altrimenti rimane l'interrogativo: cosa segna la differenza fra COOP e una qualunque altra azienda della grande distribuzione?

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