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La Food Co-op di Olympia, Washington, toglie dagli scaffali i prodotti israeliani

È il primo supermercato statunitense ad attuare il boicottaggio

19 luglio 2010, Olympia, Washington - Il Consiglio di amministrazione della Food Co-op di Olympia ha deciso di boicottare i prodotti israeliani nei loro due supermercati. Il Consiglio ha ottenuto il consenso durante un'affollata assemblea dei soci tenuta il 15 luglio. È la prima catena di supermercati negli Stati Uniti ad aderire pubblicamente al movimento internazionale della società civile per il boicottaggio, il disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele per le sue violazioni dei diritti umani.

Il Consigliere Rob Richards ha spiegato: "La mia speranza è che, essendo i primi negli Stati Uniti ad adottare il boicottaggio, possiamo funzionare da catalizzatore perché le altre cooperative si uniscono. Ogni organizzazione che si unisce potrebbe avere solo un effetto piccolo sul quadro generale, ma goccia a goccia si riempie la vasca".

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Mentre l'immagine di Israele affonda, dove sono le pubbliche relazioni israeliane?

luglio 6, 2010

GERUSALEMME (JTA) - Nella guerra di pubbliche relazioni per Israele, le ultime settimane sono state un pieno di sconfitte.

Il raid mortale israeliano del 31 maggio sulla flottiglia di aiuti per Gaza ha suscitato innumerevoli rabbiosi editoriali, manifestazioni e condanne. L'assassinio di un uomo di Hamas a Dubai nel mese di gennaio da parte di agenti con passaporti falsi - ampiamente retenuti israeliani - ha portato all'espulsione di diplomatici israeliani da parte dei paesi i cui passaporti erano stati falsificati. Anche musicisti di fama mondiale hanno cancellato i loro concerti in Israele nelle ultime settimane, citando come motivo le circostanze politiche.

Questi sviluppi hanno esaltato il crescente problema dell'immagine di Israele.

Il timore è che Israele sia oggetto di un'onda montante di delegittimazione che, se trascurata, potrebbe costituire una minaccia per la sua esistenza. Lo scenario da incubo sarebbe che il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) guadagni più forza e che il sentimento anti-israeliano passi dai campus occidentali ai governi, seguito dalla scomparsa dell'ombrello diplomatico prottetivo degli Stati Uniti.

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Boicottare l'occupazione: Le israeliane che promuovono il boicottaggio dei prodotti degli insediamenti

Dr. Dalit Baum e Merav Amir stanno conducendo una risoluta battaglia economica contro le imprese che operano al di là della linea verde. Il loro studio fa l'identikit di tutte queste società e serve come una base per il boicottaggio in tutto il mondo, che è in espansione. In un'intervista al supplemento Calcalist spiegano che non sono estremiste - è solo che la Dankner, la Levayev, le Arison e circa un migliaio di altre aziende stanno violando il diritto internazionale

Ari Libsker, Supplemento Weekend di Calcalist, 17 giugno 2010

L'arrembaggio israeliano alla flottiglia diretta a Gaza ha innescato una serie di tsunami, dal settore politico all'area del volontariato. Nel frattempo, ha sollevato la questione del boicottaggio economico delle aziende israeliane. Il più grande sindacato in Gran Bretagna ha votato per il boicottaggio, i lavoratori portuali in Europa rifiutano di scaricare le navi israeliane e questa settimana si è scoperto che delle imprese europee hanno contattato aziende israeliane con le quali hanno rapporti di lunga data per assicurarsi che non operassero nel settore della difesa. Se fosse così, hanno spiegato i partner europei, saremmo costretti a interrompere le relazioni; i codici etici delle nostre aziende ce lo impongono.

 

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5° anniversario del lancio dell'appello al BDS da parte della società civile palestinese

Celebrare le nostre vittorie, pianificare per ottenerne altre!

9 luglio 2010
Il 5° anniversario del lancio dell'appello al BDS da parte della società civile palestinese

Palestina occupata – Il Comitato Nazionale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BNC) della società civile palestinese invita le persone di coscienza di tutto il mondo ad unirsi per la giornata BDS Media Day. Il 9 luglio 2010 segna il 5° anniversario del lancio del movimento BDS e il 6° anniversario del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia nel quale si afferma che Israele deve smantellare il muro illegale e il regime coloniale.

Cinque anni dopo il lancio dell'appello per il BDS contro Israele fino a quando non rispetti il diritto internazionale, il movimento globale BDS è cresciuto ed è diventato una forza da non sottovalutare. È il momento per celebrare i nostri ben meritati risultati, valutare criticamente e razionalmente le nostre sfide attuali, e rafforzare ulteriormente la nostra volontà collettiva per porre termine al sistema israeliano a tre livelli di oppressione contro il popolo palestinese da far pagare ad Israele un prezzo attraverso la campagna BDS in tutti i settori.

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Nuova proposta di legge israeliana sul boicottaggio

Nuova proposta di legge cerca di mettere fuori legge il boicottaggio - sia di prodotti degli insediamenti sia di Israele

Se sarà approvata, la legge porterà a pesanti sanzioni per le autorità e la popolazione palestines, così come per gli attivisti israeliani e stranieri

21 giugno 2010

Una nuova proposta di legge (di seguito la traduzione integrale), la terza di una serie che cerca di limitare le attività degli attivisti per la pace e per i diritti umani in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati (OPT), è stata presentata da un gruppo di deputati alla Knesset.

La prima proposta di legge, presentata a febbraio e denominata "Legge sul finanziamento delle ONG", cerca di limitare i finanziamenti governativi esteri ai gruppi di attivisti in Israele, definendo le loro attività di natura politica e negando loro lo status per l'esenzione fiscale.

La seconda proposta di legge, presentata ad aprile, prevede la chiusura e vieta la registrazione di organizzazioni di beneficienza che forniscano informazioni per cause legali all'estero nei confronti di funzionari israeliani sospettati di aver commesso crimini di guerra. Questa legge è conosciuta come la "Legge sulla giurisdizione universale".

La terza proposta di legge, presentata alla Commissione per il diritto del Knesset per l'approvazione il 15 giugno da 24 deputati, sia della maggioranza sia dell'opposizione, è più completa, e cerca di mettere fuori legge qualsiasi attività di promozione di qualsiasi tipo di boicottaggio contro organizzazioni, individui o prodotti israeliani, sia negli insediamenti illegali nei Territori Occupati Palestinesi (OPT) sia in Israele.

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Relatore speciale ONU raccommanda sostegno al BDS

Di sesguito un estratto del rapporto del 7 giugno 2010 di Richard Falk, relatore speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati.

VII. Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni

38. L'operazione Piombo Fuso ha scioccato la coscienza dell'umanità, accrescendo nel mondo i sentimenti di solidarietà alla terribile esperienza e alla lotta del popolo palestinese. Questi sentimenti sono stati intensificati dalla consapevolezza che, nè gli stati confinanti, nè le Nazioni Unite, nè i loro membri più potenti, volevano o erano capaci di proteggere il popolo palestinese e difendere i loro diritti. La scena di un popolo sotto assedio, che dura ora da più di trenta mesi nella Striscia di Gaza, ha acuito il senso che ci sia una certa responsabilità per le persone di ogni dove in merito ad intraprendere azioni appropriate e nonviolente. La campagna globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) della società civile, che mira all'apporto di una pressione sociale ed economica nonviolenta per condurre alla fine dell'occupazione da parte di Israele, è lo sviluppo di questi sentimenti e si sta espandendo con notevole velocità durante gli ultimi anni. Questa percezione di un movimento anti-occupazione di portata mondiale somiglia in molti aspetti al movimento anti-apartheid che ha contribuito in modo importante alla trasformazione del clima politico in Sud Africa negli ultimi anni Ottanta.

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Solo un boicottaggio può convincere Israele

22 giugno 2010

di Shani Ayala e Ofer Neiman

"Israele non cambierà a meno che lo status quo non abbia implicazioni negative" - queste parole sono state scritte dal giornalista Tony Karon, un Ebreo del Sud Africa. Questa frase rispecchia la logica dietro alla vasta campagna BDS – caratterizzata da sanzioni, boicottaggio istituzionale e disinvestimento – che ha iniziato a penetrare nella coscienza pubblica in Israele. Invece di una risposta difensiva, supponente, in linea con l'idea "il mondo intero è contro di noi", sarebbe meglio conoscere i dettagli della campagna e guardarsi allo specchio collettivo, che riflette le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

L'attuale movimento BDS ha avuto originariamente inizio con un appello all'azione, lanciato nel 2005, e firmato da oltre 170 organizzazioni della società palestinese: i cittadini di Israele, i profughi in esilio e i palestinesi che vivono sotto l'occupazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. L'appello all'azione è stato pubblicato anche in ebraico e i cittadini di Israele sono invitati a dare il proprio sostegno. È per questo scopo che è stato fondato il gruppo israeliano "Boycott! Sostenere l'appello BDS palestinese dall'interno".

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Le imprese degli insediamenti valutano l'impatto del divieto palestinese

  • Uomini d'affari dicono che Israele non sostiene le industrie degli insediamenti
  • Industriali esaminano modi per aggirare il boicottaggio
  • Palestinesi che lavorano negli insediamenti potrebbero essere messi in prigione

Mishor Adumim, Cisgiordania, 27 maggio (Reuters) - Imprenditori israeliani in un parco industriale nei territori occupati della Cisgiordania stanno ripensando le loro strategie commerciali per affrontare il boicottaggio palestinese di beni prodotti negli insediamenti ebraici.

Contemporaneamente, le aziende sono furiose con il governo israeliano, in quanto, dicono, la più rigorosa applicazione della legge del lavoro, che li costringe a pagare ai palestinesi il salario minimo israeliano, è più dannosa delle stesse sanzioni palestinesi commerciali e sul lavoro.

Il complesso industriale di Mishor Adumim e altre fabbriche costruite in o vicino a insediamenti in Cisgiordania, è uno degli obiettivi di un nuovo divieto palestinese di merci prodotte nei territori occupati e di legami commerciali con i loro produttori.

"Il danno del boicottaggio palestinese non è tale da portare alla chiusura di una fabbrica, tuttavia le zone industriali al di là della Linea Verde (il confine israeliano pre-occupazione) hanno subito parecchi colpi ultimamente," ha detto a Reuters Avi Elkayam, un ristoratore che presiede il comitato dei produttori di Mishor Adumim.

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I palestinesi cercano di ottenere una fetta del business agro-alimentare che è una "miniera d'oro"

Cisgiordania (Reuters) – L'agricoltore palestinese Nasser Ismail spera che i datteri che coltiva nella Valle del Giordano gli conquisterà spazio sugli scaffali dei supermercati in Europa, ora occupati dai suoi vicini coloni ebrei che vendono lo stesso prodotto ad un prezzo elevato.

Sono sempre di più i palestinesi che guardano verso le palme da dattero nella ricerca di modi per ricavare una vita dalla terra della Cisgiordania coltivata dalle loro famiglie da generazioni. Oggi, molti lottano per la sopravvivenza.

Ad ovest del fiume biblico, un lento torrente di 100 km, che segna il confine con il regno di Giordania dal Mare di Galilea al Mar Morto, molte delle coltivazioni palestinesi sono ora abbandonate, a metà stagione, per mancanza di acqua, una risorsa in gran parte controllata da Israele da quando ha occupato i territori nel 1967.

Ad aggravare i loro problemi, gli agricoltori dicono che esportare attraverso i confini controllati da Israele è complicato e richiede molto tempo nella migliore delle ipotesi, è impossibile nella peggiore. La maggior parte ha rinunciato.

In Jiftlik, un villaggio rurale nel cuore della valle assolata, i piccoli proprietari parlano di abbandonare del tutto la terra.

Eppure, nella stessa regione, nelle terre adiacenti alle coltivazioni palestinesi, i coloni israeliani con migliori approvvigionamenti di acqua hanno costruito un settore agricolo descritto dal loro sindaco come "una miniera d'oro".

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Intervista: Sparito il mercato di Gaza, le esportazioni palestinesi verso l'Europa

  • Sinokrot mira a competere con i coloni israeliani
  • La perdita del mercato di Gaza ha catalizzato il passaggio all'agricoltura
  • Il magnate vede prospettive per investimenti palestinesi in agricoltura

Gerico, Cisgiordania, 27 maggio (Reuters) - Il blocco imposto da Israele alla Striscia di Gaza ha impedito all'imprenditore Mazen Sinokrot l'accesso ad un terzo del mercato palestinese e lo ha costretto alla diversificazione.

Oggi, invece di commerciare wafer al cioccolato ai palestinesi che distano soli due ore dalle sue fabbriche in Cisgiordania, esporta pomodorini coltivati nella Valle del Giordano verso l'Europa.

"Abbiamo iniziato a diversificare - non aumentando le nostre capacità esistenti, ma diversificando in modo da ricavare almeno più utili per sopravvivere", ha detto Sinokrot, capo di un gruppo di imprenditori che producono di tutto, dai guanti chirurgici all'acqua minerale.

Nel suo stabilimento d'imballaggio Palestinian Gardens nella Valle del Giordano, pomodorini coltivati su terreni di Sinokrot o provenienti da altri coltivatori palestinesi escono dalla linea di produzione in scatole di plastica destinati agli scaffali dei supermercati esteri.

L'idea è sfruttare il clima unico e sotto il livello del mare della Valle del Giordano, sempre più caldo delle aree circostanti, per coltivare e esportare prodotti agricoli quando le stagioni sono terminate altrove nel mondo.

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Dopo il caso "Flottiglia" gli imprenditori europei: Ci è vietato fare affari con voi

14 giugno 2010

In esclusiva da Yehuda Talmon: "Le aziende che in passato sono state orgogliose dei loro legami con il Ministero della Difesa cancellano le tracce dai loro siti, in quanto questo è diventato motivo per interrompere i rapporti commerciali."

Imprenditori israeliani hanno ricevuto circa dieci lettere nel corso delle ultime due settimane dai loro colleghi in Italia, Germania e Svezia, i quali chiedono una dichiarazione che non fabbricano prodotti "dual use" - per uso civile e sicurezza.

Le società che hanno inviato le lettere hanno detto che se non ricevono questo tipo di conferma, i loro codici etici li obbligano a interrompere i rapporti con le aziende israeliane, ha dichiarato ieri Yehuda Talmon, capo dell'Organizzazione degli appaltatori indipendenti (Lahav).

"Il fenomeno ha avuto inzio con l'arrivo di comunicazioni da parte di imprenditori europei, inclusi quelli che le quali hanno rapporti commerciali da 10 a 20 anni , all'ufficio della presidenza di Lahav. Nelle comunicazioni, affermavano che, secondo il codice etico della loro società, è vietato fare affari con chi fabbrica prodotti "dual use", direttamente o indirettamente".

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