Stop Agrexco Italia - Coalizione italiana contro l'Agrexco

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Viaggio BDS in Palestina: 24 giugno al 2 luglio

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Stop Agrexco pubblica l'appello per questo viaggio in Palestina con una particolare attenzione sulla campagna BDS. Per contatti Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Salve a tutte/i,

come già fatto negli scorsi anni, anche per il 2012 è in corso l'organizzazione di un viaggio in Palestina per tutte/i coloro che desiderino apprendere di più sulla situazione attuale. Scopo principale dell'esperienza sarà offrire ai/alle partecipanti l'opportunità di scoprire e comprendere meglio la Palestina odierna permettendo loro di entrare in diretto contatto con la società civile palestinese e discutere direttamente con donne, uomini, giovani e famiglie palestinesi i contenuti e la direzione dell'attività politica da svolgersi in Italia.

Il viaggio è programmato dal 24 giugno al 2 luglio 2012.

Questo viaggio è organizzato per tutte le persone che hanno desiderio di essere maggiormente coinvolte nella campagna BDS e/o sono spinte dalla volontà di approfondire la propria conoscenza della situazione in Palestina e Israele.

I principali obiettivi del viaggio saranno:
  • Visitare la Palestina guidati da palestinesi che avranno così modo di dar voce alle proprie esperienze di vita in quei territori che costituiscono oggi la West Bank ed Israele;
  • Entrare in diretto contatto con i rappresentanti palestinesi delle organizzazioni coinvolte nella BDS e con gli altri centri coinvolti in attività di vario genere in sostegno della società civile palestinese;
  • Avere l'opportunità di entrare in contatto con altri italiani che desiderano essere più attivi politicamente nel sostegno dei diritti del popolo palestinese e contro ogni forma di discriminazione razziale (di cui l'apartheid israeliana è esempio radicale);
  • Lavorare insieme ad una strategia per i prossimi anni e discutere i legami tra la politica italiana e l'occupazione Israeliana.  
Al link troverete una prima idea del programma, che sarà comunque discusso tra i/le partecipanti prima della partenza.
Il costo del viaggio sarà di 400 euro + i costi del biglietto aereo, che sarà acquistato autonomamente da ogni partecipante, secondo le indicazioni degli organizzatori.

Le iscrizioni saranno chiuse il 15 marzo 2012.

Per maggiori informazioni, domande, richieste e pre-iscrizioni potete scrivere una email all'indirizzo  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e vi risponderemo.

Se interessate/i a partecipare vi preghiamo di comunicarlo con un'email agli organizzatori quanto prima. Chiediamo a tutte/i gli/le attivisti/e e le reti di diffondere il più possibile l'iniziativa e darne pubblicazione su siti, blog e testate informative.

Un caro saluto,

Ben & Cecilia
 

L’Expo 2015 corteggia le aziende israeliane

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27.01.2012

Gli organizzatori della Esposizione Universale di Milano invitano gli israeliani a partecipare alle gare per la costruzione della fiera in modo da assicurarsi una maggiore visibilità, così come un padiglione più grande e attraente

MILANO - L'Expo di Milano avrà luogo nel 2015, ma gli organizzatori stanno già invitando le aziende israeliane a partecipare alle gare per la costruzione della fiera, promettendo che i paesi che saranno coinvolti per primi si avantaggeranno di una maggiore visibilità e di un padiglione più grande e più attraente.

La fiera, il cui tema è "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", che nel arco di tre anni creerà una città digitale con tecnologie avanzate, capace di dare a 20 milioni di visitatori - e ad un miliardo di navigatori web - un'esperienza educativa unica.

"Sui 150 paesi partecipanti, vediamo Israele come uno dei 15 paesi in grado - se scelto – a guidare la costruzione della esposizione," ha detto a Yedioth Ahronoth Giuseppe Sala, amministratore delegato Expo Milano 2015, ex direttore generale di Telecom Italia.

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2012: Un anno di ulteriore intensificazione del boicottaggio accademico

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pacbiIl 2011 è stato un anno di speranza e di rivoluzione. Alla Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale d'Israele (PACBI), cominciammo l'anno con un messaggio di solidarietà con il popolo che era dietro le rivoluzioni nella regione. A metà anno, il Comitato Nazionale Palestinese (BNC) per il Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni (BDS) espresse un sentimento simile di solidarietà con i movimenti intorno al mondo che afferravano questo momento rivoluzionario.(1)

All'inizio del 2012, desideriamo riaffermare il nostro forte sostegno ed ogni solidarietà con le voci progressiste rivoluzionarie del mondo che valorosamente pongono la propria vita a rischio per la nostra collettiva libertà, giustizia e dignità, specialmente di fronte alle forze controrivoluzionarie, spesso interne.

Guardando avanti verso il 2012, dobbiamo innanzitutto guardare indietro alle realizzazioni del boicottaggio accademico e culturale del movimento BDS raggiunte durante l'anno passato. Ci siamo fissati l'obiettivo di proseguire ed effettuare il boicottaggio accademico con maggiore rigore, e l'anno non ci ha delusi!

Gli attivisti BDS aprirono l'anno con forza con la storica decisione dell'Università di Johannesburg di recidere i propri legami istituzionali con la Ben Gurion University (2). Nella nostra risposta a questa decisione esprimemmo il nostro sostegno ed  affermammo che era un trionfo per la logica del boicottaggio accademico contro la complicità accademica israeliana, come è uniformemente rispecchiato nelle posizioni della Federazione Palestinese dell'Unione dei Professori ed Impiegati Universitari (PFUUPE), del PACBI e dei suoi partner in tutto il mondo, incluso il Sud Africa. Questo è, infatti, un passo significativo nella direzione di ritenere le istituzioni israeliane responsabili per la loro collusione nel mantenimento dell'occupazione, della colonizzazione e dell'apartheid da parte del loro Stato contro il popolo palestinese. (3)

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Gli Europei si appellano ai supermercati e ai governi affinchè mettano l'apartheid fuori dei menù

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Comunicato del Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio

  • Gli attivisti europei affermano che le importazioni di frutta e verdura da parte di Israele facilitano le violazioni dei diritti dei palestinesi e del diritto internazionale
  • Più di 60 le azioni che si svolgono in 10 paesi

fuorilapartheidPalestina occupata, 27 novembre – Un'ondata di manifestazioni, flash mob e azioni di pressione da parte di attivisti europei per i diritti umani, sindacalisti, organizzazioni non governative e gruppi religiosi ha chiesto di porre fine al commercio con le aziende israeliane di esportazioni agricole come Mehadrin e Agrexco a causa della loro complicità con le violazioni israeliane del diritto internazionale e diritti dei palestinesi.

Le azioni, organizzate sotto la sigla "Fuori l'Apartheid dal menù", coincidono con la Giornata delle Nazioni Unite di solidarietà con il Popolo Palestinese del 29 novembre, volta a sensibilizzare l'opinione pubblica circa il ruolo che le aziende agricole israeliane svolgono nel furto di terra e risorse palestinesi nei territori palestinesi illegalmente occupati e nello sfruttamento dei lavoratori palestinesi.

Delle dimostrazioni si sono svolte al di fuori della sede centrale britannica e francese del principale esportatore di frutta e verdura israeliano, la Mehadrin, che esporta prodotti provenienti da colonie israeliane illegali nei territori occupati palestinesi e che lavora con Mekerot, una società di proprietà statale che priva dell'acqua le comunità palestinesi. Gli attivisti di Roma hanno organizzato uno spezzone sulla Palestina alla manifestazione nazionale per l'accesso all'acqua ad un giusto prezzo per tutti.

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Fuori l'Apartheid dal menù! Comunicato del Comitato nazionale Palestinese per il boicottaggio

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26 novembre 2011 - Giornata europea d'azione contro gli esportatori israeliani di prodotti agricoli

agrexco-forumPalestina occupata, 11 novembre 2011 – L'esportazione di prodotti agricoli israeliani è il cuore del regime d'apartheid di Israele sul popolo palestinese. Si tratta di una componente fondamentale del processo di colonizzazione e distruzione ambientale della terra palestinese, del furto dell'acqua, e della violazione dei diritti dei lavoratori palestinesi. [1] Per decenni, le aziende agricole e le piantagioni israeliane hanno sfruttato le terre illegalmente espropriate ai palestinesi e l'acqua che di diritto appartiene ai palestinesi. [2] Ciò è più pronunciato nell'area della Valle del Giordano dei territori palestinesi occupati. L'Europa è il più grande mercato per i prodotti agricoli israeliani. [3]

La società israeliana Mehadrin, insieme a tutti gli esportatori agricoli israeliani, traggono profitti dalla vendita di frutti d'apartheid israeliana e sono spesso essi stessi direttamente coinvolti nella colonizzazione della terra e delle risorse palestinesi e nello sfruttamento dei lavoratori palestinesi. [5] Denunciare la complicità di queste aziende, sviluppare campagne di boicottaggio dei loro prodotti e fare pressioni sui grossisti e rivenditori affinché non li commercializzino sono forme efficaci e vitali di solidarietà con la lotta palestinese per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza.

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Prima assemblea nazionale negli USA degli Studenti per la Giustizia in Palestina

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In un'aula si parlava di Israele come un progetto coloniale, mentre in un'altra si teneva un workshop sulla Palestina e le rivolte arabe. Nei corridoi piccoli gruppi di attivisti parlavano di recenti viaggi o del ruolo dell'Autorità palestinese nella Cisgiordania. E la sera, si dirigevano verso Occupy Wall Street, l'accampamento nel distretto finanziario di New York per intervenire nell'assemblea generale.

sjpQuesta era la scena alla Columbia University a New York dal 14 al16 ottobre dove 350 studenti provenienti da più di cento università da tutti gli Stati Uniti si sono riuniti per la prima assemblea nazionale degli Studenti per la Giustizia in Palestina (SJP). L'incontro è stato organizzato in tanti workshop che spaziavano da "L'economia del colonialismo israeliano" all'"Attivismo delle donne" a "Come avviare in modo efficace una sezione locale SJP". 'Si è trattato del risultato di un anno di programmazione, organizzazione e raccolta fondi da parte degli studenti. Questo incontro nazionale SJP arriva in un momento in cui l'attivismo per la Palestina nei campus universitari è sempre più sotto controllo.

"È un grande, grande passo per noi", ha spiegato Muqeet Aman, un neo-laureato della Florida International University, che faceva parte del Comitato coordinatore nazionale SJP, un gruppo informale di attivisti SJP che ha organizzato l'assemblea nazionale.

Secondo gli attivisti, gli obiettivi dell'incontro, con lo slogan "Gli Studenti Sfidano l'Apartheid", miravano a rafforzare il movimento studentesco per i diritti dei palestinesi e a sviluppare una migliore comprensione della situazione politica in Palestina. Gli attivisti SJP si dividevano in diversi workshop sul tema "costruire il movimento" con lo scopo di sviluppare proposte per una struttura nazionale per meglio coordinarsi e condividere le risorse, mantenendo tuttavia l'autonomia delle sezioni locali.

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Non collaborate con l'apartheid. Un appello dalla Palestina al mondo accademico

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Un appello dalla società civile palestinese alle Università ed accademie europee, agli studenti ed alle persone di coscienza

bncLo Stato d'Israele pratica un sistema di occupazione, colonialismo ed apartheid contro il popolo palestinese, ma non lo fa senza aiuti. Le compagnie militari israeliane sono quelle che maggiormente consentono le persistenti e gravi violazioni israeliane della legge internazionale. Esse provvedono alle armi ed alla tecnologia che permette ad Israele di commettere  atrocità e violazioni quotidiane dei diritti umani, e direttamente partecipano alla costruzione del Muro dell'apartheid di Israele, dichiarato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia il 9 luglio 2004. (1) Le Università israeliane e gli istituti di ricerca sono profondamente coinvolti nella ricerca militare e nei progetti di sviluppo degli armamenti che li pongono al cuore della pianificazione e dell'incremento dei crimini di guerra commessi da Israele. (2)

Le accademie palestinesi, gli studenti e le organizzazioni della società civile palestinesi quindi deplorano l'estesa collaborazione nella ricerca che si verifica tra università europee e compagnie militari israeliane, università ed istituti di ricerca che sono complici delle violazioni israeliane della legge internazionale e dei diritti  umani. Lanciamo un appello per l'immediata cessazione delle collaborazioni con le compagnie militari israeliane e tutti gli istituti israeliani di ricerca che sono coinvolti in violazioni della legge internazionale e dei diritti umani.

La collaborazione per la ricerca che è facilitata dagli Accordi di Associazione tra Unione Europea ed Israele è di particolare interesse. Il Settimo Programma Quadro (Seventh Framework Programme FP7) è uno schema istitutivo di ricerca dell'Unione Europea di molti miliardi di euro e fornisce fondi per università e compagnie di diversi paesi  perché lavorino insieme a specifici progetti di ricerca. Come risultato degli Accordi di Associazione Eu- Israele, ed a dispetto delle consistenti violazioni israeliane delle clausole degli Accordi sui diritti umani, le compagnie militari israeliane e le istituzioni israeliane di ricerca hanno accesso garantito al FP7 a parità con quelle degli Stati dell'Unione Europea. (3)

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Haifa International Film Festival: Il regista di "The Guard" non ci sarà...

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Una vittoria importante per il boicottaggio culturale di Israele. Il regista inglese, John Michael McDonagh, ha cancellato la sua partecipazione al Haifa International Film Festival. 

mcdonaghMcDonagh, che avrebbe dovuto partecipare al Festival per la proiezione del suo film "The Guard", ha comunicato al responsabile per il boicottaggio culturale della Palestine Solidarity Campaign-Irlanda (IPSC), Raymond Deane, che non ci sarà "a causa della situazione politica".

Anche se il suo film, "The Guard", verrà comunque proiettato, tali vittorie sono importanti e dimostrano come partecipare a eventi culturali in Israele sta diventando sempre più sconveniente per artisti, musicisti, registi ed altri. La campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) sta crescendo in termini di numeri e di forza.

Una campagna internazionale è stata organizzata per informare McDonagh sull'appello per il boicottaggio di Israele. La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Culturale ed Accademico di Israele (PACBI) e la IPSC in Irlanda, insieme alle pagine Facebook "Don't Play Apartheid Israel" e "Haifa International Film Festival: A Call to Boycott", nonché gli sforzi di tanti attivisti per i diritti umani, hanno contribuito a convincere John Michael McDonagh che "la situazione politica" di apartheid non è cosa da sostenere.

Fonte: PACBI

Seguite le campagne sulle pagine Facebook:
Don't Play Apartheid Israel - http://www.facebook.com/dontplayapartheidisrael
Haifa International Film Festival: A Call to Boycott - http://www.facebook.com/Boycott.Haifa.International.Film.Festival

   

Occupiamo Wall Street non la Palestina!

ShareNoi siamo parte di quel 99% del Mondo che aspira alla libertà, alla giustizia ed all'uguaglianza dei diritti! 

Se un popolo un giorno desidera vivere      il destino deve rispondere al suo appello e
La notte deve attenuarsi                             e la catena deve essere spezzata
- Abou- Al-kacem El-Chebbi (Tunisia)

wallstreetPalestina Occupata, 13 ottobre - Il Comitato Nazionale Palestinese (BNC) del Boicottaggio Disinvestimenti Sanzioni, la più larga coalizione della società civile in lotta per i diritti dei Palestinesi, è orgogliosa di sollevarsi in solidarietà con i movimenti che stanno lottando per un mondo nuovo, basato sulla democrazia, sui diritti umani e sulla giustizia economica. Da New York ad Atene, da Madrid a Santiago, da Bahrain a Roma, questa immensa mobilitazione fornisce un richiamo molto necessario di qualcosa che i Palestinesi hanno sempre saputo - che un altro Mondo, che riconosca dignità, sia possibile e la gente comune può crearlo.

Le nostre aspirazioni si sovrappongono; le nostre lotte convergono. I nostri oppressori , che siano avide aziende o occupazioni militari, sono unite nel trarre profitti dalle guerre, saccheggiare, distruggere l'ambiente, reprimere ed impoverire. Dobbiamo unirci nella nostra comune richiesta di libertà, eguaglianza di diritti, giustizia economica e sociale, salvaguardia dell'ambiente e pace mondiale. Non possiamo permettere più a lungo di essere frantumati e divisi; non possiamo ignorare più a lungo il nostro obbligo di giungere le mani nella lotta contro la guerra ed il comune sfruttamento e per una comunità mondiale amica dell'umanità al posto della giungla della massimizzazione del profitto.

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Tre aziende interessate all'acquisto dell'Agrexco

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Avviata la procedura di liquidazione dell'esportatore di prodotti agricoli con l'obiettivo di essere gestita come un'"impresa in attività"

18 settembre 2011

Continuano i tentativi di vendere l'Agrexco, che è stata posta in liquidazione con l'obiettivo di essere gestita come un'"impresa in attività". Al momento circola la notizia che tre aziende sono interessate all'acquisto dell'esportatore di prodotti agricoli: C.A.L. Cargo Airlines di proprietà di Ofer Gilboa; l'imprenditore statunitense Aaron Frum, titolare di un'azienda americana di trasporti agricoli; e la società Bickel Flowers di Gideon Bickel.

Questa settimana, l'offerta migliore verrà presentata all Tribunale Distrettuale di Tel Aviv. Si crede che sarà un'offerta relativamente bassa dell'ordine appena di svariate decine di migliaia di shekel (NIS). L'anno scorso, Agrexco era stata valutata 600 milioni di NIS, nelle proposte di privatizzazione del governo . Le imprese che hanno proposto le offerte si sono incontrate nei giorni passati con i lavoratori, le banche e il curatore della liquidazione, avv.. Shlomo Nass, che sta esaminando le offerte.

Agrexco è controllata dal governo d'Israele (30.3%), mentre la Plants Production e Marketing Board (55.3%) e la Tnuva Food Industries Ltd. (11%) possiedono il resto delle azioni.

Fonte: Globes

   

Sud Africa: Iniziativa per rietichettare i 'beni' israeliani come 'mali'

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Su molti prodotti in vendita nei supermercati potrebbero entro breve tempo comparire etichette con la scritta "prodotto negli inserdiamenti illegali dei territori Palestinesi occupati", a seguito dei colloqui fra l'attivista Zackie Achmat e il ministro del commercio e dell'industria Rob Davis.

16 settembre 2011

sud-africaAchmat e la sua organizzazione, Open Shuhada Street, e Davies hanno concordato in linea di principio che le merci prodotte nei territori occupati devono essere etichettati come tali perché l'etichettatura come prodotto di Israele è fuorviante.

In questa settimana Davies ha detto al Mail & Guardian: "Sono in attesa di una comunicazione ufficiale che esaminerò per decidere sulle raccomandazioni da proporre. Siamo convinti che sapere se i prodotti provengono da Israele o dai territori occupati sia di interesse dei consumatori sudafricani".

Sempre in questa settimana Achmat ha sostenuto che secondo il diritto internazionale gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono illegali e che ai sensi della Convenzione di Ginevra, la potenza occupante non può prelevare risorse dalla terra occupata.

I prodotti dell'Ahava vengono venduti a Wellness Warehouse a Città del Capo e nei negozi di Foschini. Open Shuhada Street si è impegnata in una campagna a lungo termine per il loro ritiro dagli scaffali.

Rientrano nella stessa categoria i prodotti kosher, tra cui halva e cetriolini, che sono venduti a Pick n Pay e Spar.

Achmat ha detto che, anche se ci fosse un tentativo di fermare il processo di rietichettatura, la legge stabilisce con chiarezza che questa deve essere eseguita.

"Ci sono anche degli israeliani che non acquistano beni che provengono dagli insediamenti. Questo dà alle persone una possibilità di scelta: Alcune non compreranno nessun prodotto israeliano, mentre altre non compreranno i prodotti degli insediamenti se sanno da dove vengono, in quanto costituiscono una chiara violazione del diritto internazionale".

Secondo Davies, il passaggio successivo nel processo di rietichettatura sarebbe rappresentato dalla comunicazione della bozza finale che deve ricevere dal suo dipartimento. Achmat ha detto che questa era già stata vista e approvata dall'Amministrazione del commercio internazionale del Sud Africa.

La comunicazione verrebbe poi pubblicata nella Government Gazette (Gazzetta Ufficiale, ndt) , dopo un periodo di consultazioni e discussione pubblica della durata prevista di tre mesi.

Il passaggio finale consisterrà nell'emissione di una comunicazione di descrizione del commercio con la prescrizione del cambiamento dei dati riportati sulle etichette.

Achmat ha detto che dato che i beni vengono etichettati in Israele e non in Sud Africa, i fornitori israeliani potrebbero rifiutarsi di soddisfare il nuovo requisito. La conseguenza potrebbe essere a quel punto che  "i prodotti degli insediamenti probabilmente non sarebbero più disponibili".

Fonte: Mail & Guardian

   

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